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La mia prima volta
Ecco anche la tua
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In una detestabile Panda
Avevo 17 anni appena compiuti, una vita normale alle spalle, fatta da un buon corso di studi e la
testa - tutto sommato - a posto. Nel senso di non essermi buttata via col primo venuto, come
avevano invece fatto - pentendosene poi amaramente - altre mie amiche.
In effetti, tutte noi desideriamo che la nostra prima volta sia colma di romanticismo, tenerezza, con
il ragazzo che amiamo, il ragazzo perfetto, quello che ti fa sentire a tuo agio e che ti riempie di
coccole…
Beh, anche io l'ho sempre immaginata in questo modo. Ma alla fine non mi è andata poi molto
diversamente da chi s'è facilmente concessa alla prima occasione, e così mi è capitato il solito
stronzo.
Ero riuscita ad attendere fino a quel momento, spesso non mi capacito neppure come sia riuscita a
farlo, bombardata quotidianamente da una selva di ormoni dentro e fuori di me.
Infatti, oltre alla grande voglia di conoscere tutti i segreti celati dal mio corpo, soddisfacendomi
parzialmente tra le quattro mura della mia cameretta, ero messa a dura prova dai maschietti che mi
contornavano: compagni di classe, amici della comitiva, persino cuginetti e amici di mio fratello.
Insomma era una vera e propria guerra che combattevo ogni santo giorno, una sorta di resistenza ad
oltranza, che per contro mi facevano apparire più sfigata che virtuosa agli occhi delle mie amiche
più esperte.
Non che volessi arrivare all'altare ancora perfettamente integra, e molto fuori moda, ma piuttosto
l'idea di compiere quello straordinario passo con la persona giusta. Non l'amore della vita, non ero
così ingenua del tutto, ma con un ragazzo sincero, in grado di farmi sentire a mio perfetto agio nel
momento in cui, per antonomasia, si diventa grandi.
Fu così che, forse spinta dallo spirito di emulazione verso le mie amiche, che si guardarono bene dal
mettermi in guardia rispetto alle loro squallide esperienze, o per pura ingenuità, decisi che poteva
essere finalmente giunta la mia ora.
È successo in una sera d'estate, eravamo amici da tre anni, ma fra noi c'è sempre stata una forte
attrazione fisica.
Lo capivo benissimo da come mi stringeva ogni qualvolta ci incontravamo con le nostre rispettive
comitive, o quando mi faceva venire i brividi poggiando le sue labbra sulle mie guance in un saluto
che dimostrava molto di più di un normale gesto d'amicizia.
Probabilmente mi desiderava molto, e ci godeva, forse perché aveva capito che ero ancora vergine,
nel vedermi imbarazzata quando ci capitava di assistere alle molto eloquenti effusioni che spesso
sorgevano spontanee in altre coppie di amici.
Accadeva a volte di andare a bere qualcosa assieme. Lui sempre con la sua solita birra, io ad
ordinare l'ennesima coca. Nonostante le sue insistenze non mi sono mai fatta convincere a bere
alcolici, anche se ricordo che una volta dovetti per forza bere un sorso della sua birra:
"Almeno assaggiala", disse con aria spavalda.
"Puà… - risposi subito dopo averla provata - ma come fai a berla? E poi tutto quel boccalone!".
Mi rispondeva con un disarmante sorriso, spesso un po' bevuto, con gli occhi lucidi, alzando il
bicchiere alla mia salute e rispondendomi vigliaccamente: "Ne riparleremo quando sarai diventata
più grande!".
Più eloquente di così non poteva essere. Fu la controprova che lui sapesse della mia assoluta
mancanza di esperienza in termini di rapporti completi.
Comunque mi era molto simpatico, ed è per questo motivo che decisi che se una prima volta doveva
prima o poi esserci, poteva essere con lui.
Quel fatidico giorno non era la prima volta che uscivamo insieme col suo pandino. La Panda dei suoi,
tanto per essere precisi, perché come noi tutti pure lui era uno studente squattrinato, pieno di
sogni, idee, propositi, ma momentaneamente - come si diceva - ancora a terra.
Ci teneva ad accompagnarmi a casa sempre per ultima, e ciò nonostante la mia abitazione fosse più
vicina a quella del resto della comitiva.
Davanti al mio portone spegneva sempre il motore:
"Così non ci facciamo buttare secchi d'acqua", diceva.
Ridevo sempre quando se ne usciva con quella solita frase, e gli rammentavo che forse un secchiello
d'acqua fredda in certi frangenti gli avrebbe anche fatto del bene!
A quel punto era lui a mettersi a ridere e così, sciolto l'iniziale imbarazzo, avvicinava le sue labbra
alle mie e ci si scambiava qualche dose di ormoni ad occhi chiusi.
Qualche minuto di sano allenamento con le nostre lingue che si esploravano a vicenda. Poi tutto,
come in un copione scritto, terminava appena le sue mani iniziavano a volersi intrufolare più del
dovuto.
Era il segno che mi faceva rapidamente staccare da lui, ringraziarlo per la stupenda serata, bacetto
di buonanotte… e via.
Credo di averlo fatto impazzire spesso, vedendolo così eccitato doversi interrompere di colpo. Non
oso immaginare come poi sia potuta proseguire la cosa da solo, a tu per tu col suo coso nel suo
bagno di casa, come una volta addirittura arrivò a confidarmi sperando in una concessione
supplementare.
Ma io non avevo mai ceduto. Penso per paura. Ma anche perché non mi ritenevo ancora
completamente pronta.
Non fino a quella sera in cui gli chiesi io di vederci e lui, senza esitare, accettò con molto
entusiasmo!
Abbiamo passato una bellissima serata, ma tornando a casa questa volta si fermò in un posto
abbastanza isolato e poco illuminato vicino casa mia.
Io, rimanendo sempre sulla difensiva, mi sono accesa una sigaretta e ho iniziato a parlare di cose a
caso, cose che neanche avevano un senso per quanto ero nervosa!
Tra me e me dicevo: ecco, non dovevo essere così sfrontata. Dovevo aspettare che mi invitasse lui,
come sempre. Forse l'ho illuso. Ma che dico. Sono io che sono partita col volerlo fare proprio questa
sera!
In realtà m'ero alquanto pentita, come spesso accade quando si è messi di fronte all'evidenza. E
l'evidenza era che lui aveva ben compreso che quella sera io fossi disponibile a fare l'amore con lui,
e non s'era certo fatto degli scrupoli, nonostante avesse certamente capito che si potesse trattare
della mia prima volta.
Mentre parlavo, parlavo e parlavo, sempre più nervosamente, mi avvicinò una mano alle labbra,
sussurrandomi: "C'è qualche cosa che posso fare per farti smettere?".
Neanche il tempo di una risposta che lui, fulmineamente, si avvicina e mi bacia… e proprio lì è
scattata la chimica… un bacio tira l'altro, io che non ci sono più con la mente e la razionalità…
Abbassa il mio sedile e si mette su di me, baciandomi come mai aveva fatto prima e tenendomi
teneramente la testa fra le mani.
Abbiamo continuato a baciarci e quando mi stringeva sentivo come se volessi di più… ma anche come
non ne fossi ancora del tutto sicura e soprattutto pronta!
I suoi propositi erano invece chiari da molto tempo. E quella sera sfoderò tutte le sue arti amatorie
per farmi eccitare sempre di più.
La sua mano era finalmente libera di esplorarmi ovunque, e deve essersi presto accorto che avevo le
mutandine bagnate, visto che abbandonò rapidamente i preliminari.
Mi sfilò i jeans con maestria. Non era il capo d'abbigliamento ideale per una prima volta, ma forse
anche in quel modo il mio inconscio voleva trasmettermi tutta la sua preoccupazione, e darmi
l'ennesimo segnale di stop.
Non ne ebbi però la forza, e così come erano volati via i pantaloni, mi furono sfilati di colpo anche
gli slip.
Ad un certo punto l'ho visto armeggiare nel tentativo - non facilissimo in quella posizione - di
liberarsi pure lui dei suoi indumenti.
Ormai ero travolta dai sensi, e pensavo solo ad accarezzargli i capelli, alla ricerca di qualche parola
dolce, di un semplice gesto di amore, quello vero e tanto sognato.
Invece lui continuava a baciarmi come se volesse quasi impossessarsi della mia bocca, e nel
frattempo continuammo freneticamente a spogliarci a vicenda. Ricordo che lui mi ha strappato i
bottoni della camicia, mentre io cercavo di togliergli delicatamente la maglietta, poi ha tirato su il
reggiseno senza neppure provare a slacciarlo, e in pochi minuti dal semplice petting siamo passati al
sesso.
Senza una parola, con un egoismo inimmaginabile nei miei confronti.
Ogni volta che spingeva dentro di me provavo un male assurdo e mentre lui ansimava e provava
piacere io guardavo fuori dal finestrino e… mi veniva quasi da ridere! Che assurdo, pensavo. E'
questo l'amore? Ma è proprio questo?
La cosa che più mi ha deluso è che lui non ha fatto niente per farmi sentire a mio agio, o comunque
per farmi sciogliere.
Sì, ok. L'attrazione, la chimica, c'erano, ma una ragazza, almeno io per quanto avessi sognato una
prima volta speciale, non ha bisogno solo di questo per rilassarsi e per poter provare un minimo di
piacere.
Quando ha finito, staccandosi di colpo da me, si è buttato con il tipico senso di appagamento
maschilista sul sedile di guida, senza neanche dire una parola.
Quei minuti di silenzio m'apparvero interminabili, e devo dire sinceramente incomprensibili, anche
perché mi sarei sicuramente aspettata - e meritata - qualche parolina dolce dopo quella cavalcata
che m'aveva ridotto uno straccio, fisicamente e moralmente parlando!
Invece si ricompose di tutta fretta, come se avesse un altro appuntamento a cui giungere
velocemente, e per fare prima mi passò uno ad uno tutti i miei indumenti, slip, maglietta e
finalmente quella che doveva essere la mia cassaforte: i famigerati jeans, ormai ridotti una sorta di
tessuto spiegazzato come se fossero stati fatti saltare con l'esplosivo.
Mi accompagnò subito davanti al mio portone, e ancora inspiegabilmente senza proferir parola, con
lo sguardo fisso davanti al parabrezza con la precisa volontà di non incrociare il mio sguardo, mi
fece solo un cenno di saluto con la mano destra alzata.
Stronzo, dissi fra me e me, e per sfregio gli sbatto la portiera con violenza.
Lo vedo sgommare e andare via di corsa, come un ladro.
Un ladro che s'è portato via una parte importante di me, pensavo. Mai farlo con gli amici, mi dicevo,
ora infatti non ci saremmo più nemmeno salutati, e forse anche rivisti.
Di quella sera ricordo un cielo scuro del primo imbrunire, gli squallidi interni dell'auto ed un gran
male.
Mi ricordo di questo idiota che mi aveva illusa con il suo fare da bravo ragazzo e che invece puntava
ad un solo obiettivo, farsi l'ennesima ragazza da aggiungere al proprio palmares.
Un tipo che aveva la classica spinta testosteronica capace di zittire le domande sul rispetto che
avrebbe dovuto avere per una ragazza come me.
Ero finita in quell'auto senza un serio motivo, forse solo con un bagaglio di desiderio d'amore e di
voglia di sentirmi apprezzata. Ricordo di essere uscita da quell'auto con le gambe che mi tremavano,
con il mio bagaglio di sogni distrutto, con un senso di vuoto e di preziosità gettata al vento.
Non c'è che dire, è stata una vera e proprio delusione.
Ho poi deciso di vivere le mie prossime volte al meglio, senza farmi condizionare dalla mia orrenda
prima esperienza. Per questo motivo, quando è successo in seguito, ho chiesto al mio ragazzo di
comportarsi come se io fossi ancora vergine e di farmi rivivere questa esperienza ancora una volta…
È stato stupendo. Fare l'amore quando c'è sentimento ti fa provare delle emozioni e delle sensazioni
che una scappatella non ti potrà mai dare!
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