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L’atrocità e la crudeltà di Niscemi Un fatto tipicamente disumano In questi casi assegnare per legge l’epiteto di “mostro” Il caso drammatico – e vile – che riguarda la quattordicenne siciliana seviziata e uccisa dai propri aguzzini e carnefici porta – ancora una volta – scompiglio nella nostra serenità familiare. Uno spot. Come tanti altri nel corso dell’anno, degli anni, in cui un potente faro ci acceca la vista, per poi fare tornare tutto nella maniera più squallida alla “normalità” di tutti i giorni una volta di nuovo spento. E di fronte a questi fatti, considerato che anche noi facciamo parte di questa società, la nostra mente si ribella, e ci porta ad essere sempre più pessimisti di fronte a ciò che attende le future generazioni. La ragazza di Garlasco, la studentessa inglese a Perugia, il giovane di Verona, la ragazzina di Niscemi… sono solo tra i più recenti ed orribili delitti nel nostro “Bel Paese”, e fanno a pari – purtroppo – con gli orrori che accadono anche all’estero. E’ una intera umanità, quella in crisi. Sono venuti meno i pilastri di una educazione civica (anche se sarebbe il caso di dire civile più che civica) e morale che non preannuncia nulla di buono. E’ la crisi della famiglia patriarcale, che con tutti i suoi difetti, basava l’ordine pubblico -  e mentale personale – sull’autorità paterna. Nietzche lo aveva previsto. Aveva previsto, da filosofo “pazzo”, la pazzia dell’umanità, e che – soprattutto – un giorno, il padre non ci sarebbe più stato. Quel giorno sono i giorni nostri. La premonizione si è puntualmente avverata. A farne le spese sono genitori ed adolescenti d’oggi. In una sorta di follia collettiva che bada molto più al ben- avere che al ben-essere, all’apparenza piuttosto che alla sostanza. Il valore della vita umana è molto diminuito, potremmo dire che rischia di uscire dal “paniere” che regola i prezzi di mercato. Perché sono venuti meno valori, precetti – anche di natura religiosa, vincoli morali. E sul fronte della Giustizia (ho utilizzato la maiuscola non a caso) come si sta? Ancora peggio, sembrerebbe. Perché la Giustizia italiana appare debole. Priva di connotazione. Spesso anch’essa stanca. Fors’anche perché affaticata dai numerosissimi procedimenti – si potrebbe dire – inutili, di fronte a quelli che veramente importano, ma che durano decenni e decenni. Processi che – laddove si risolvano con le giuste condanne – vengono il più delle volte ribaltati da sentenze successive emesse da giudici e tribunali che spesso non hanno  più nemmeno la memoria storica di quanto è realmente accaduto all’epoca dei fatti. E siccome non è ancora stato purtroppo inventata una grande cloaca ove gettare tutti gli escrementi di questa società, facendoli scomparire poi con il potente getto di uno sciacquone, dobbiamo pensare – anzi ripensare – a cosa farne di tali brutti individui che con i loro atti abbietti macchiano tutti noi, nessuno escluso. Collocarli in carcere e gettare la chiave per qualche decennio? Castrare (concretamente o chimicamente poco importa) chi abusa sessualmente? Dare pene certe? Chi più ne ha, come si dice, più ne metta. Resta il fatto che violenza dopo violenza, assassinio dopo assassinio, stupro dopo stupro, ancora oggi non si è trovato il giusto metro di misura per crimini tanto efferati quanto schifosamente deprecabili. Il caso di Niscemi, forse perché è l’ultimo in termini di tempo, e forse perché ha ridato lustro al “branco”, rimane un crimine efferato. Che non ha – e non può ottenere – giustificazioni. Ma scommettiamo che fra qualche settimana nessuno più ne parlerà, nessuno più si indignerà, nessuno più se ne ricorderà, se non lontanamente? E che – grazie alle maglie larghissime di una giustizia (questa sì con la lettera minuscola) italiana non al passo con i tempi i tre sciagurati che hanno commesso questo orrendo delitto potranno ottenere tutta una serie di benefici, e magari cavarsela con il minimo che la legge prevede in questi casi? E magari andare ancora a zonzo, e magari vantandosi di “essersela comunque cavata”? Evidentemente non bisogna certo essere giocatori d’azzardo per poter tranquillamente scommetterci sopra. E’ molto facile, infatti, che avvenga proprio ciò. Allora, cosa fare? Cosa fare per prevenire, prima di – pur blandamente – condannare? Io penso che un deterrente particolarmente efficace possa essere quello di assegnare – per Legge – l’epiteto di “mostro” a chi commette questo tipo di reati. Mostro per Legge, quindi, e non più solo giornalisticamente parlando. Un antipaticissimo vocabolo da vedersi trascinato per una vita intera ovunque una vada. Da stampigliare con tinte forti e indelebili – e caratteri cubitali – su qualsiasi tipo di documento possa riguardare il soggetto interessato, il “mostro” in questione. Che sia un certificato di nascita, che sia un documento di identità, un passaporto. Persino la tessera sanitaria. Tutti, da quel triste momento in poi, dovranno sapere chi hanno di fronte: un “mostro”.
“I Costituenti dell’epoca hanno cercato di tutelare al massimo gli interessi degli italiani”
SENTENZA DEFINITIVA La Cassazione conferma le condanne per il delitto di Niscemi.   E’ diventata definitiva la sentenza della Corte d’appello di Catania che il 13 giugno del 2009 ha confermato la condanna a 20 anni di reclusione ciascuno ai tre minorenni di Niscemi, di età compresa tra i 14 ed i 17 anni, per l’omicidio di Lorena Cultraro, la quattordicenne violentata e uccisa la sera del 30 aprile del 2008. La prima sezione della Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dai legali dei tre imputati. La sentenza di primo grado era stata emessa l’11 novembre del 2008 dal Tribunale per i minorenni di Catania. I tre condannati hanno sempre sostenuto che la quattordicenne fu uccisa perché aveva raccontato di aspettare un figlio da uno di loro. Ciò, secondo questa ricostruzione, creava problemi con le fidanzate e così decisero di assassinarla. Ma la perizia della Procura stabilì oltretutto che non c’era alcuna gravidanza. I tre sono detenuti nel carcere per i minorenni di Catania.  
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