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Primo Maggio Obiettivo: massima occupazione In piena sicurezza, anche nell’avere un posto di lavoro Il primo di maggio è un’altra di quelle festività, come quella del 25 aprile, che si prestano a critiche di parte. Da un lato dovrebbe essere la festa di tutti i lavoratori. Dall’altra la si prende per la festa dei lavoratori di sinistra. E, alla fine, stante così le cose, la “festa” la “fanno” a tutti i lavoratori. Sì, perché se c’è un tema sul quale tanti si rimboccano le maniche e cercano di vivere dignitosamente la propria vita, questo è proprio quello del “lavoro”. E quando la Costituzione del nostro Paese comunica a chiare lettere che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, ciò dovrebbe rasserenare tutti gli animi, e fare dormire sonni tranquilli sul futuro degli italiani e dei propri figli. In realtà non è proprio così. L’Italia è sì una Repubblica – e speriamo che si mantenga tale ancora per molto tempo – ma di lavoro, di recente, c’è n’è molto poco… e per lo più precario. Cose dette e ridette, trite e ritrite, ma nell’anniversario della festa del Lavoro – quello con la “L” maiuscola – non si può far finta di nulla, e attendere solo lo scoccare della mezzanotte per togliersi di dosso ancora una volta questa scomoda verità. In questo momento il nostro Paese soffre di diversi mali, un marcato dualismo politico, la mancanza di sicurezza (anche intesa come vivere bene nel proprio ambito senza paura di essere assalito, derubato o quant’altro di peggio), una recessione economica evidente con la sindrome da terza settimana (senza poi soffermarsi troppo sul trauma da terza età), ma quello che incide in termini significativi su benessere ed equilibrio psico-fisico – oltre che sulla stessa dignità umana – è la insicurezza nell’ambito lavorativo. Primo obiettivo, dunque, per ogni governo dovrebbe essere quello di tendere alla massima occupazione, con idee, incentivi, proposte, in grado di stimolare i cervelli di chi – e sono moltissimi  e moltissime – hanno grande voglia di mettersi all’opera e contribuire alla crescita della nazione. Primo obiettivo, dunque, non secondo o terzo. E neanche solo il primo di maggio. Primo obiettivo sempre, prima di tutto il resto.
“Primo obiettivo per ogni governo dovrebbe essere quello di tendere alla massima occupazione”
Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori. Opera simbolo del XX secolo, rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista. Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento. a Così lo descrive il suo autore: «Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...»  (Giuseppe Pellizza, Volpedo, 1892) È conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera.
IL QUARTO STATO
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