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Terremoto in Abruzzo Tra drammi e faccendieri, a che punto è la ricostruzione? Anche a seguito dei recenti scandali che hanno in qualche modo coinvolto il Dipartimento della Protezione Civile, si ha la netta impressione che il motore che s’era avviato il giorno dopo il catastrofico evento del 6 aprile 2009 abbia di molto diminuito il numero di giri. Questo calo di potenza non è fisiologico, ma deriva essenzialmente dal passaggio delle consegne dallo Stato alla Regione Abruzzo di tutte le incombenze strutturali e organizzative, ma soprattutto di carattere economico-finanziario. Sembrerebbe infatti pressoché concluso il potente flusso di finanziamenti, generato anche sull’onda dell’emotività, che era stato immediatamente attivato e che generalmente risulta una costante indispensabile per far fronte alle catastrofi naturali. Naturalmente, in questi casi non è solo una disinteressata solidarietà a muoversi, come quella che spinge i vip a far visita alle tendopoli, ma purtroppo agiscono anche forti interessi di natura economica che se ne sbattono completamente del disagio o dramma altrui e cercano solo di trarne il massimo squallido profitto. E’ accaduto in passato, è successo pure in Abruzzo, come abbiamo potuto constatare dalle indagini ancora in corso, e sicuramente accadrà ancora in futuro. Ciò che è veramente deprecabile è che questi nostri sfortunati concittadini abruzzesi, illusi di poter recuperare in brevissimo tempo quanto il terremoto ha loro portato via in pochi secondi, si troveranno di fronte ad una ricostruzione che come per incanto riprenderà la sua naturale lentezza. Il fiume in piena degli aiuti, e dei buoni propositi, è per così dire rientrato negli argini ed ha di nuovo lasciato spazio al lento scorrere degli eventi, col rischio di impaludarsi da qualche parte. Chi, tra gli imprenditori accorsi sin dalla prima ora, è recentemente rientrato da quelle terre dopo avere completato le costruzioni dei nuovi condomini di periferia s’è reso conto che ormai i rubinetti sono pressoché chiusi. E quindi tanto vale togliere le tende, ma non ci si riferisce purtroppo a quelle dei terremotati. Si assiste così al tentativo di fare sloggiare in fretta e furia, prima che si concluda il periodo estivo, i terremotati dagli alberghi della costa, che erano stati immediatamente reclutati per rifugiare gli sventurati. Pagando, s’intende. E siccome i conti recentemente tardano ad essere saldati dalla Regione Abruzzo, gli albergatori hanno già predisposto cartelli sulle proprie strutture dedicati a questa forma di “turismo di necessità” che riportano le scritte “sciò!” e “pussa via!”. Nel centro dell’Aquila i maestosi palazzi storici resteranno imbrigliati tra i ponteggi chissà ancora per quanti anni, forse decenni. E per la rimozione delle macerie sembra che la Regione abbia predisposto un piano che ne prevede la conclusione dei lavori non prima di due anni. Nel frattempo chi rideva a crepapelle dondolato nel suo letto dal movimento tellurico, pensando già avidamente ai soldi che avrebbe potuto spillare col proprio lavoro, non propriamente da benefattore, nelle opere legate al’emergenza, si stiracchia allegramente scaldato dal sole di qualche esclusivo atollo. Invece di stare al fresco.
“In questi casi non è solo una disinteressata solidarietà a muoversi, ma purtroppo agiscono anche forti interessi di natura economica”
Il terremoto in Abruzzo del 2009 consta di una serie di eventi sismici, iniziati nel dicembre 2008 e susseguitesi per diversi mesi, con epicentri nell'intera area della città della provincia dell'Aquila. La scossa distruttiva si verifica il 6 aprile 2009 alle 03:32 ora locale. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia registra un sisma di magnitudo momento 6,3 Mw. In termini di scala Mercalli, per la misurazione dei danni, la stima è stata dell'VIII/IX grado. Il bilancio definitivo è di 308 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi ricoverati negli ospedali di Teramo, Avezzano, Chieti, Pescara, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni. Circa 65.000 gli sfollati, alloggiati momentaneamente in tendopoli, auto, alberghi lungo la costa adriatica. Al 9 agosto 2009, secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile, gli sfollati erano 48.818, di cui 19.973 presso 137 tendopoli (in 5029 tende), 19.149 in alberghi e 9.696 presso case private. A questi vanno aggiunte 273 persone presenti in 9 campi spontanei. Il terremoto che colpì l'Aquilano devastò in particolare il piccolo centro abitato di Onna. La maggior parte degli edifici del paese crollarono e quelli rimasti in piedi subirono comunque danni gravissimi. A Onna vi fu anche il maggior numero di vittime umane del terremoto, 40. Perirono anche moltissimi animali a causa del crollo di più stalle del paese. Oltre ai soccorsi per le vittime umane, quindi, furono inviati anche contadini per aiutare gli animali che si trovavano in stalle scampate alla catastrofe.
L’EVENTO SISMICO DEL 6 APRILE 2009
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